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Il parroco di Taybeh, in Cisgiordania: «I coloni israeliani continuano ad attaccarci, vorrei che il Vaticano facesse di più»

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Taybeh è 20 chilometri a nord-est di Ramallah e ha 1.208 abitanti, tutti cristiani. Il parroco della chiesa del Cristo Redentore racconta che i coloni arrivano di notte per vandalizzare

Greta Privitera / CorriereTv

Dal punto più alto del cimitero, Taybeh si vede tutta. E tutt’intorno si vede ciò che la stringe. Sette avamposti, bianchi e provvisori solo all’apparenza, caravan e roulotte appoggiati alla terra brulla di Palestina, come denti appena spuntati. Dall’alto, le case del villaggio cristiano sembrano raccolte in una conca. Sulle creste si muovono le sagome dei giovani coloni. Ogni tanto ne scende un gruppetto lungo il sentiero. Nel paese, ci si chiede che cosa faranno stavolta. «Di giorno entrano con le pecore. Di notte arrivano per vandalizzare», racconta don Bashar Fawadleh, seduto sui banchi della chiesa del Cristo Redentore. Arrivano armati, dice, passano davanti alle case, spaventano le famiglie, danneggiano gli ulivi, rompono ciò che trovano.

«Con i musulmani non abbiamo problemi», dice il parroco. «Non è una guerra di religione questa. Gli invasori vogliono la terra». Taybeh è l’ultima cittadina cristiana della Cisgiordania, ma condivide la sorte di molti villaggi palestinesi sotto assedio — i coloni sono oltre 700 mila. Le colline a est si

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