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Stipendio più basso durante le ferie, perché (a volte) è legittimo: quali voci guardare in busta paga e del proprio contratto

di Andrea Bonafede

La Corte di Cassazione: l’esclusione di alcune voci non corrisponde in automatico a una violazione del diritto alle ferie retribuite, purché la differenza non sia eccessiva. Dalle indennità agli spostamenti, fino al Ral, quali voci guardare

Andare in ferie e ritrovarsi con uno stipendio più basso a fine mese. Può sembrare un errore o un’anomalia (o, in certi casi, un incubo), ma in determinate situazioni rappresenta uno scenario legittimo. Dipende, in sostanza, dalle voci retributive presenti nel contratto di lavoro. Con l’ordinanza 18529/2026, dell’8 giugno scorso, la Corte di Cassazione ha infatti stabilito che, sebbene al lavoratore debba essere assicurata una retribuzione paragonabile a quella corrisposta nei giorni lavorativi in base all’articolo 7 della direttiva 2003/88/Ce, l’esclusione di alcune voci non corrisponde in automatico a una violazione del diritto alle ferie retribuite

Che cosa dice la Cassazione

La causa di questa «variazione» risiede nei contratti di lavoro. In alcuni di essi lo stipendio è composto da una base fissa e da alcune c0ndizioni variabili che, se il dipendente risulta in ferie, non si verificano. E quindi per la Cassazione è legittimo che non vengano corrisposte, a meno che la differenza non sia eccessivamente elevata, o che il datore di

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