Cercare qualche responsabilità umana, qualche colpa umana dietro la calamità naturale che ha colpito la regione al confine tra Nepal e Tibet è un riflesso naturale ma sbagliato. Tuttavia, quello che vero è che da questo momento in poi verranno sottoposti a giudizio critico i soccorsi, la macchina dei soccorsi e la sua efficacia. Questo è vero dai due lati del confine, in particolare quello del Nepal, che sembra il più colpito dalle devastazioni. Sul fronte cinese quello che sicuramente si è già notato è l’estremo controllo delle notizie da parte del regime e questo durerà finché dura l’emergenza in quell’area. Le notizie sulla macchina dei soccorsi cinesi saranno sottoposte a un vaglio molto, molto stringente da parte di Pechino e il Tibet rimarrà una zona dall’accesso limitato e controllato per giornalisti stranieri, diplomatici, attivisti delle organizzazioni umanitarie.
Tutto questo perché qualsiasi cosa avvenga in Tibet ha un carattere politicamente delicatissimo per il regime. Questo ci riporta una realtà storica dal 1950, dall’invasione militare che diede il via alla occupazione cinese del Tibet. Il Tibet è una regione molto speciale. È stata teatro a più riprese di rivolte etniche represse con durezza e spesso con l’uso




