
di Tiziano Grottolo
Caldonazzo, dieci anni fa ha aperto la propria impresa sui terreni di famiglia: «Per avere finanziamenti ci viene ancora chiesta la firma dei genitori»
Una burocrazia asfissiante, i cambiamenti climatici — che portano nuovi insetti nocivi e malattie — e l’incertezza dei mercati: fare l’agricoltore non è mai stato facile, ma con la globalizzazione è diventata una vera sfida. Lo sa bene Giampaolo Antoniolli, 33enne originario di Caldonazzo che dieci anni fa ha aperto la propria impresa partendo dai terreni di famiglia nell’Alta Valsugana. «I miei genitori non sono agricoltori, mentre mio zio lo è. Da piccolo sono cresciuto in mezzo ai campi, dando una mano nella raccolta delle mele». Oggi nei suoi terreni coltiva mele, ribes e more, dando lavoro a 5-6 stagionali, mentre dal 2023 Antoniolli è anche delegato provinciale di Coldiretti Giovani Impresa. Tuttavia, per ogni agricoltore, la strada parte sempre un po’ in salita. «Le prime difficoltà che si incontrano — afferma Antoniolli — sono di tipo economico-finanziario. Da un lato si deve fare i conti con la volatilità dei prezzi che non garantisce certezze sulle remunerazioni tra una stagione e l’altra; dall’altro lato, c’è la difficoltà ad accedere al




