
di Francesca Scorcucchi
«Gold Album» è il nuovo disco della band californiana: l’idea del metallo ispirata dai draghi di un gioco di ruolo
Los Angeles, la Società per la Ricerca Filosofica è il luogo che Rivers Cuomo, Patrick Wilson, Brian Bell e Scott Shriner, ovvero i Weezer, hanno scelto per presentare il loro ventesimo album, uscito venerdì 21 agosto.
Sembra quasi un manifesto: i concetti filosofici del tempo, chronos e kairos, sono rappresentati dal prima e dopo della loro carriera. Il «prima» è quello degli anni Novanta, dell’esordio, quando escono «Weezer» (conosciuto come «Blue Album», 1994) e «Pinkerton» (1996). Il dopo è tutto il resto, ovvero trent’anni di esperimenti, commistioni e colori diversi in copertina: verde, rosso, bianco, ottanio, nero.
Con «Weezer (Gold Album)», il loro ventesimo, la band californiana passa dai colori solidi ai metallici: «Nel gioco di ruolo Dungeons & Dragons ci sono due categorie di draghi — dice il frontman Rivers Cuomo —: quelli colorati che nella mitologia del gioco sono malvagi, e quelli metallici, i buoni. Avevamo finito i colori per i nostri dischi e così siamo passati al metallo. È una nuova era».
Che però torna alle origini, al «prima»,




