
di Silvia Morosi
A Ulaanbaatar 197 Paesi riuniti per rispondere al degrado dei suoli. La Fao: «Tra crisi del clima e El Niño, milioni di persone a rischio fame». Tema cruciale anche l’importanza di pascoli e pastoria
Si sono aperti il 17 agosto a Ulan Bator, in Mongolia, i lavori della diciassettesima sessione della Conferenza delle parti (Cop17) della
Convenzione delle Nazioni Unite per la lotta alla desertificazione (Unccd), incentrati sul tema «Recuperare i suoli. Ristabilire la speranza». All’incontro – incentrato su una sfida urgente per il nostro Pianeta – partecipano i delegati di 197 Paesi, insieme ai rappresentanti della società civile, della comunità scientifica, dei popoli autoctoni e degli agricoltori. «La terra è la nostra infrastruttura più vitale poiché garantisce sicurezza alimentare, accesso all’acqua, mezzi di sussistenza e stabilità», spiega Yasmine Fouad, segretaria esecutiva dell’Unccd. «Dobbiamo restaurare le terre per restaurare la speranza – ha aggiunto -. Non si tratta solo di una questione ambientale, ma di una priorità per lo sviluppo e per la resilienza. Di fronte all’intensificarsi della siccità e all’accelerazione del degrado delle terre, occorre promuovere soluzioni concrete e realizzabili».
La Cop17, che proseguirà fino al 28 agosto, punta «a riconoscere che la restaurazione delle terre come essenziale




