
di Monica Ricci Sargentini
La Santa Sede esprime preoccupazione per l’applicazione dell’accordo Israele-Libano e apre un nuovo canale con Mosca
La guerra è «un fallimento politico, morale e spirituale» ha detto ieri il Papa nel messaggio per la Giornata mondiale del Creato, indicando la via del dialogo. Dalle parole ai fatti. Ieri il Pontefice ha ricevuto il presidente libanese Joseph Aoun, poi a colloquio con il segretario di Stato Pietro Parolin e con monsignor Paul Richard Gallagher, il «ministro degli Esteri» vaticano. Al centro l’accordo quadro firmato il 26 giugno da Stati Uniti, Israele e Libano per stabilizzare il confine meridionale e arrivare a una pace duratura. Il Vaticano si è detto «seriamente preoccupato» per le difficoltà nell’applicazione dell’intesa, assicurando il proprio sostegno diplomatico.
Aoun ha chiesto alla Santa Sede di contribuire alla fine degli attacchi israeliani e al ritiro delle forze dell‘Idf dalle aree occupate nel Sud del Libano, premessa per la ricostruzione e il ritorno degli sfollati. Ma ha anche ribadito un passaggio decisivo: l’estensione dell’autorità di Beirut all’intero territorio e l’esclusiva competenza dello Stato nelle decisioni di guerra e di pace. Un riferimento al disarmo di Hezbollah, nodo imprescindibile per il raggiungimento della pace




