di Francesco Bertolino
Lo studio sul blog della Bce: «Un crollo dell’intelligenza artificiale statunitense non rimarrebbe una un problema americano». Il nodo dell’esposizione di fondi pensione e assicurazioni europee
Le famiglie europee hanno piazzato, più o meno consapevolmente, una scommessa da 440 miliardi sulle sette principali aziende tecnologiche e sul successo dei loro piani di investimento nell’intelligenza artificiale. Perciò, avvertono quattro economisti della Bce in uno studio pubblicato ieri, «un crollo finanziario dell’AI negli Stati Uniti non rimarrebbe un problema americano», ma diventerebbe presto «una questione di stabilità finanziaria per l’area euro». Che, secondo gli autori dell’analisi, inevitabilmente si presenterà.
Le valutazioni ai massimi
Le valutazioni delle azioni americane sono infatti vicine al massimo storico. L’euforia che circonda i titoli legati all’AI — notano gli esperti Bce — ricorda boom precedenti come quello delle ferrovie all’inizio del 19esimo secolo, quello dell’elettricità nel 1920 e quello di internet negli anni ’90. Tutte queste innovazioni avrebbero in effetti cambiato il mondo come, pure, promette di fare l’intelligenza artificiale. E, tuttavia, dopo una fase iniziale di enorme entusiasmo da parte degli investitori, tutte sono egualmente passate per una fase di profonda sfiducia, prima di assestarsi su valori di Borsa in




