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Data center, acqua ed energia «L’IA ha bisogno di luoghi»

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di Thomas Bendinelli

L’intervista a Giuseppe De Ruvo, titolare del corso «Fondamenti di pensiero strategico» all’Università di Verona e della redazione di Limes

Schermi, algoritmi e software. Sì, ma dietro ogni risposta di ChatGPT c’è un’infrastruttura fisica fatta di server, energia, acqua e grandi edifici. È il lato materiale dell’intelligenza artificiale, al centro del dibattito sui data center in programma oggi alle 19.30 alla Festa di Radio Onda d’Urto con Giuseppe De Ruvo della redazione di Limes, Rita Cantalino, giornalista freelance, Enrico Duranti del Comitato di Lachiarella (MI) e attivisti del Comitato di Travagliato (BS). Ne parliamo con De Ruvo, titolare del corso «Fondamenti di pensiero strategico» all’Università di Verona e studioso delle implicazioni etiche e materiali dell’IA.

Buongiorno, anche in Italia e nel Bresciano iniziano le proteste contro i data center.

«Finalmente si comincia a discutere di un aspetto finora sottaciuto. Non per malevolenza, ma perché abbiamo rappresentato l’IA come qualcosa che sta dentro uno schermo. In realtà è un coacervo di infrastrutture fisiche, energivore, che consumano acqua e hanno un impatto importante sui territori. Per esistere, l’IA ha bisogno di luoghi, e non è detto che siano sempre compatibili con il territorio».

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