
di Pierluigi Panza
La coreografa Gabriela Carrizo mette in scena un’opera stravolta e ballata: «In Argentina avviene un femminicidio ogni 35 ore»
SALISBURGO Entrano in scena anche Gesù sul Calvario e la biblica cerva alla fonte nella caravaggesca e controversa Carmen in scena fino al 26 agosto al Festival di Salisburgo, diretta dal toreador del podio Teodor Currentzis con la sua Utopia Orchestra.
Gli applausi al maestro e alla protagonista Asmik Grigorian, un po’ abbandonata a se stessa sul palco della Grosses Festspielhaus, sovrastano lo sconcerto di pubblico e critici verso la non-regia di Gabriela Carrizo. La quale, infatti, è una coreografa e mette in scena una Carmen ballata e tagliata un po’ dovunque (parti recitate e cantate), nella quale non compaiono sigaraie, caserma o carte che predicono il destino.
Don José (Jonathan Tetelman) entra in scena pulendo il bordo di una fonte d’acqua con l’anziana madre che lo segue come un fantasma per tutta l’opera sino ad apparire nuda e sfatta come in un quadro di Goya per essere sepolta quale presagio della tragedia che sta per compiersi. Bisogna aver visto una decina di Carmen per capire a che punto si è dell’opera, tra musiche popolari




