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Trump ostaggio di Putin e Netanyahu: perché la strategia di pace del presidente Usa è fallita

di Massimo Gaggi

Trump pensava di poter imporre la pace a Putin e Netanyahu. Ha sottovalutato le loro agende e ora rischia di restare ostaggio delle loro guerre

La pace per Donald Trump non è mai stata un valore morale, un ideale astratto: solo un bene di consumo da vendere agli elettori. Un dealmaking sul quale costruire, magari, nuovi business. Con la parentesi di una breve illusione: vendere una sua parvenza ai giudici norvegesi che assegnano il Nobel per la Pace.

Nell’ultimo scorcio del suo primo mandato lo schema del presidente era parso efficace, con gli Accordi di Abramo: riavvicinamento tra Israele e mondo arabo sunnita sulla base della comune volontà di isolare l’Iran sciita.
Ma anche di un intreccio di interessi economici, commerciali, tecnologici.
Entrando nel suo secondo mandato Trump, dopo aver fatto campagna elettorale con la promessa di portare pace in Medio Oriente e di far tacere le armi in Ucraina entro 24 ore dal suo insediamento alla Casa Bianca, ha commesso due errori madornali.

Gli errori di Trump

Da dealmaker non ha saputo valutare il vero temperamento dei suoi due principali interlocutori: ha dato per scontato di poter facilmente sottomettere ai suoi voleri l’«amico» Vladimir

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