Home / Spettacoli / Vinicio Capossela: «Che coss’è l’amor? L’ho scritta per una barista. Non ci puntavo, poi l’hanno scelta Aldo, Giovanni e Giacomo. Devo tutto a Guccini»

Vinicio Capossela: «Che coss’è l’amor? L’ho scritta per una barista. Non ci puntavo, poi l’hanno scelta Aldo, Giovanni e Giacomo. Devo tutto a Guccini»

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di Renato Franco

Il cantautore festeggia l’anniversario dei 20 anni di «Ovunque proteggi» e dei 30 del «Ballo di San Vito». «Guccini per me è stato un Polifemo benigno. Devo molto ad Aldo, Giovanni e Giacomo. Che orrore i social»

Le sue canzoni — abitate da marinai e ubriaconi, da santi e antieroi — raccontano un’umanità fragile e irregolare. Il suo sguardo oscilla tra malinconia e ironia, tra festa e solitudine, dando vita a un universo visionario dove il reale si mescola al fantastico. Vinicio Capossela in un panorama musicale fatto di omologazione è l’eccezione. «Il grande Carlo Ginzburg diceva che le statistiche sono utili, però i grandi numeri che governano le statistiche non tengono conto delle eccezioni, che sono invece la cosa fondamentale da studiare: l’eccezione, l’imperfezione, tutto quello che in questo senso è in opposizione all’omologazione, al grande numero che racchiude un’indeterminata massa».

Quest’anno festeggia gli anniversari di due dei suoi dischi più importanti, i 20 anni di Ovunque proteggi e i 30 anni del Ballo di San Vito. La sua canzone più streammata — parola che a lui probabilmente fa orrore — è Che coss’è l’amor.

L’ha capito, alla fine, 32 anni

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