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Prima di Bianchedi: Velasco, Montali e Estiarte, successi (e flop) di chi è approdato al calcio

Prima di Malagò ci hanno già provato Elkann, Moratti e Guardiola, tra gli altri, a portare nel mondo del calcio esponenti di altri sport, con alterne fortune   

Alessandra Giardini

Collaboratore

9 agosto – 22:27 – MILANO

Giovanni Malagò l’ha definita una rivoluzione culturale. Nominare Diana Bianchedi capo delegazione della nazionale di Mancini per il neo presidente della Figc equivale a “rimettere il calcio al centro di un dialogo con lo sport a 360 gradi”. Non è il primo a cercare di trapiantare nel mondo del pallone competenze e sensibilità che arrivano da altre discipline. E certamente sa che ogni trapianto si porta dietro il rischio di un rigetto. Il mondo del calcio è tradizionalmente autoreferenziale, e poco incline alle invasioni di campo. 

velasco: calcio e pallavolo—  

Quando Julio Velasco accettò l’incarico di direttore generale della Lazio di Cragnotti al debutto in Borsa, nel 1998, la sfida era doppia: cambiare sport (“sentivo il bisogno di staccarmi dal mondo della pallavolo”) e cambiare ruolo, dalla panchina alla scrivania. Ci aveva già provato anche Silvio Berlusconi a fargli saltare il fosso, così come aveva tentato Dan Peterson ad abbandonare

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