
di Barbara Visentin, inviata a Olbia
Al via dalla Sardegna il Jova Summer Party. Fra una tappa e l’altra Lorenzo Cherubini si sposterà in bicicletta. «Basta con l’ossessione degli stadi, sono i posti in cui si suona peggio»
L’Arca di Loré prende il largo da Olbia, davanti a 25mila persone, sancendo il varo del Jova Summer Party. Non c’è il mare a cullarla, ma un grande rettangolo di arsura stretto fra la zona industriale e la statale; non c’è il diluvio universale in agguato, ma l’afa di un’estate che attanaglia e che pone degli interrogativi urgenti anche sul futuro dei live. Jovanotti però non si scoraggia: «Il caldo è tosto, ma questo tour è una festa. Abbiamo bisogno di staccare per un giorno dallo scrolling delle tragedie continue e quel che la musica può fare è dare allegria».
La parola chiave, ripete nel backstage, è «divertimento», per una festa che prende il via di pomeriggio, fra band straniere ed emergenti, suddivisa su due palchi: «Facciamo sentire un po’ di musica diversa. A volte ho la sensazione che siamo diventati ombelicali, che la musica italiana sia chiusa, mentre nel mondo di musica ce n’è tantissima».
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