
di Maria Teresa Meli
I dem si spaccano. Evitato il voto su un testo comune grazie al regolamento
Vedere il solitamente flemmatico Lorenzo Guerini scaldarsi è evento raro. Ma ieri il presidente del Copasir ha fatto ricorso a tutte le sue capacità di autocontrollo per non alzare la voce. O, meglio, per non alzarla più di tanto. Prima un colloquio con Elly Schlein, poi uno ancor più burrascoso, in pieno Transatlantico, con la capogruppo Chiara Braga, quindi un faccia a faccia a dir poco teso con il responsabile Esteri Peppe Provenzano.
A tutti il leader dei riformisti dem ripete lo stesso concetto: «Avete letto bene quello che avete sottoscritto? È una cosa invotabile». Alla fine Guerini si siede su un divanetto di Montecitorio per smaltire l’arrabbiatura insieme a Piero Fassino, Filippo Sensi, Simona Malpezzi e Lia Quartapelle, che mormora: «Conte vuole mangiarsi il Pd in un solo boccone». Gli altri assentiscono mesti.
La risoluzione, grazie a un cavillo parlamentare, al quale la dirigenza dem non si è opposta (anzi), non viene sottoposta a scrutinio. Ma la spaccatura resta. Nonostante Schlein abbia spiegato a tutti: «Guardate che non è vero come dite voi che questo testo




