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Doggy bag: gli italiani lo vogliono, ma solo il 15% osa chiederlo. Perché?

C’è un momento preciso, alla fine di ogni cena estiva, in cui l’Italia dà il meglio di sé. Il conto è arrivato, nel piatto è rimasta mezza porzione di parmigiana che fino a dieci minuti prima era «buonissima». Oppure c’è un quarto di Cernia già pulita e l’ultima bottiglia di Vermentino ancora piena a metà. Il cameriere si avvicina per sparecchiare e il cliente compie il gesto che ci definisce come popolo: guarda altrove. Non chiede. Non osa. Preferisce che quel cibo finisca nella pattumiera piuttosto che pronunciare quattro parole che in mezzo mondo sono normale amministrazione: «Me lo porto a casa?».

I numeri di un paradosso tutto italiano

Il quadro lo fotografa Fipe, che con l’estate ha rilanciato la campagna Love Food No Waste, e i dati hanno il pregio di essere impietosi. Solo il 15,5% degli italiani porta a casa il cibo non consumato al ristorante e appena l’11,8% il vino avanzato. Sul fronte opposto, il 91,8% dei ristoratori sarebbe già attrezzato per consentirlo. Dato forse un po’ troppo ottimistico, ma che prendiamo per buono. Come dire che il problema non è l’offerta, che è pressoché universale, ma la domanda, che non arriva. Abbiamo passato anni a chiedere alle imprese

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