di Francesco Bertolino
Il presidente di Nomisma Energia: I mercati speculano al ribasso sperando che la crisi finisca presto. I consumi di carburanti vanno ridotti per prepararsi a una carenza, non incentivati riducendo le tasse
«I prezzi del petrolio e dei carburanti sono alti, ma non quanto si prevedeva a fine febbraio, all’inizio del blocco dello stretto di Hormuz, e poi a ogni escalation del conflitto fra Stati Uniti e Iran», spiega Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia.
Come si spiega questa relativa calma?
«C’è una lista di motivi fattuali: la Cina ha tagliato le importazioni, alcuni Paesi asiatici hanno ridotto i consumi, gli Usa hanno alzato la produzione, i Paesi hanno rilasciato le scorte, è emerso il mercato nero del greggio russo e iraniano. La spiegazione principale è però emotiva».
Cioè?
«Il prezzo lo fanno i mercati che, a differenza delle crisi petrolifere degli anni ’70, non sono andati nel panico. Anzi, non vogliono credere che questo blocco di Hormuz durerà e che, quindi, vi sarà una carenza di greggio e carburanti. È incredibile, ma la finanza sta speculando al ribasso».
Sbaglia?
«L’Economist ha detto che sono stupidi, io penso siano troppo ottimisti. Negli anni ’70 e




