
Promozioni di amici, libertà di parola negata, salute dei dipendenti a rischio. Un dossier interno inchioda la numero uno della Bce. Che sul suo futuro in politica non la dice giusta.
Draghi lavorava per la Bce, mentre la signora ha fatto in modo che la Bce lavorasse per lei». Non sono pochi i dipendenti della Banca centrale europea che all’indomani dell’intervista a Les Echos con la quale Christine Lagarde smentiva sé stessa annunciando il probabile addio anticipato alla presidenza dell’Eurotower, commentavano così, in modo sarcastico, le sue parole. Sarcasmo misto a sconcerto, perché nel botta e risposta con il principale quotidiano economico francese, Madame Lagarde è riuscita in un sol colpo a confermare tutte le critiche che hanno accompagnato il suo mandato, ormai quasi settennale, a Francoforte.
A partire dalla scarsa credibilità personale. Pochissimi mesi fa, eravamo a febbraio, il presidente con il tailleur aveva parlato con il Wall Street Journal per negare indispettita le indiscrezioni del Financial Times che la davano in uscita prima dell’ottobre del 2027, naturale termine del suo incarico. Probabilmente non era ancora il momento giusto per uscire allo scoperto. Per non parlare di quanto questa gestione stia danneggiando l’immagine e la reputazione della Banca



