Guerra di logoramento, guerra di narrazioni: vi propongo due letture realistiche sul futuro del conflitto russo-ucraino. Quattro anni e mezzo dopo l’invasione, affrontano due piani: quello della proiezione globale della Russia — la sua capacità di resistere all’isolamento occidentale — e quello, ben più crudo, dello stallo sul campo di battaglia. Due testi recenti, firmati da autori molto diversi per formazione e collocazione, permettono di tenere insieme questi due piani senza confonderli.
Hanna Notte è un’esperta presso il James Martin Center for Nonproliferation Studies di Monterey, in California. Una sua analisi sul New York Times anticipa il suo prossimo libro “We Shall Outlast Them: Putin’s Global Campaign to Defeat the West”, frutto di un reportage condotto in oltre una dozzina di paesi. Il valore aggiunto del testo sta nella sua dimensione empirica, nell’aver toccato con mano gli snodi della rete globale russa. La tesi è che la previsione formulata da Joe Biden nel marzo 2022 — un Putin isolato «più che mai» dopo l’invasione — si sia rivelata sbagliata.
Lungi dal trasformarsi in un paria internazionale, la Russia è diventata, per usare l’espressione di Notte, il paese più sanzionato al mondo e tuttavia resta in grado di operare




