
di Alessandra Nardini
In Europa produciamo sempre più energia pulita, ma spesso la rete elettrica rischia di disperderla. La costruzione di nuove infrastrutture sarebbe la soluzione più ovvia, ma anche quella più lunga e dispendiosa. Un’altra via da percorrere è quella dell’ibridazione
L’Europa produce sempre più energia dal sole e dal vento, ma un ostacolo rischia di rallentare la transizione: la rete elettrica. Molti nuovi impianti eolici e fotovoltaici sono pronti a entrare in funzione, ma non riescono a collegarsi perché le infrastrutture esistenti sono sature o non sono state progettate per gestire una produzione così diffusa. È il cosiddetto “collo di bottiglia” della rete. Costruire nuovi elettrodotti è la soluzione più ovvia, ma richiede tempi lunghi, investimenti elevati e spesso anni di autorizzazioni. Secondo un’analisi del think tank Ember, però, esiste una strada che potrebbe dare risultati molto più rapidamente: far condividere lo stesso collegamento alla rete a più fonti di energia rinnovabile. In pratica, invece di riservare una connessione a un solo impianto, si possono collegare insieme, per esempio, un parco fotovoltaico e una centrale idroelettrica, oppure aggiungere un sistema di batterie.
Un modello vincente
L’idea è semplice: sole, vento e acqua non producono energia nello




