di Redazione Economia
Il racconto di Ljubisa Karović, il passeggero serbo di 61 anni: «Mentalmente sono distrutto e ogni volta che sento il rumore di un aereo mi viene l’ansia». Battaglia legale sul risarcimento
Ha ustioni e lividi un po’ ovunque. Sul braccio destro, all’ascella, al petto. Si deve portare per qualche settimana un collare per reggergli il collo. Fa fatica a dormire la notte perché quel momento gli viene sempre in mente. «Ma sono stato fortunato perché sono ancora vivo e posso raccontarlo», dice Ljubisa Karović, il passeggero serbo di 61 anni che la mattina del 10 luglio scorso ha rischiato di essere risucchiato fuori dal Boeing 737 di Ryanair dopo il problema a un motore ha portato alla rottura del finestrino di fianco al posto 11C, dove era seduto lui.
Nelle ultime ore il viaggiatore — uno abituato a volare — il padre di due figli, salvato dalla moglie (seduta tre file dietro) e da altri passeggeri, ha parlato con la tv britannica Itv e al quotidiano The Guardian. «Non riesco a uscire, tutto mi dà fastidio — spiega —: mentalmente sono distrutto, questo ha avuto un impatto enorme sulla mia vita. Ogni volta che




