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Margherita Boniver: «Impossibile resistere a Craxi, ma io ero solo un’amica. Se trovavo Di Pietro alla buvette mi giravo dall’altra parte»

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di Tommaso Labate

Margherita Boniver: «Il gestaccio di Bossi contro di me? Non gli ho serbato rancore. Vannacci dice cose pericolose»

Suona il campanello. «Questa dev’essere la portiera che viene a prendersi il cane per portarlo a fare la pipì», scandisce come se stesse parlando a una conferenza dell’Onu a Palazzo di Vetro, luogo che ha bazzicato quando Boutros Ghali la nominò tra i suoi consulenti in vista del vertice mondiale sulla povertà di Copenaghen, alla fine del secolo scorso.

A dispetto dei quasi novant’anni, Margherita Boniver conserva lo stesso portamento e persino lo stesso tono di voce che aveva quasi mezzo secolo fa, quando era la donna più celebre del Partito socialista italiano; la risposta craxiana a quello che per democristiani e comunisti erano icone della Repubblica come Tina Anselmi o Nilde Iotti.

Di Boniver non si sente parlare da parecchio.

Senatrice, che fine ha fatto?
«Nella mia vita politica ci sono tre fasi. Nella prima, quella con Craxi, ho fatto anche il ministro due volte (degli Italiani all’estero con Andreotti nel 1991 e del Turismo e spettacolo con Amato nel 1992, ndr). Nella seconda, dopo quello che io chiamo “l’infoibamento socialista”, ho fatto la

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