L’estate italiana ha un rito che si ripete con puntualità. Cambiano il ristorante, il luogo e lo scontrino, ma la polemica è sempre la stessa. Questa volta al centro del dibattito c’è il conto di 532 euro pagato da alcuni clienti da Zuma Porto Cervo, uno dei ristoranti più esclusivi della Costa Smeralda, in Sardegna. A incendiare i social non è stato tanto il totale, quanto alcune singole voci: l’astice arrosto a 125 euro, il coperto da 15 euro, l’acqua a 12 euro e soprattutto il caffè a 10 euro.
Lo scontrino al centro delle polemiche
Il Fatto Quotidiano ha raccolto commenti di ogni tipo all’insegna del populismo. C’è chi grida allo scandalo e chi, invece, invita a guardare il contesto. «Normale, è Porto Cervo. È una tua scelta stare con i vip», scrive un lettore. Un altro aggiunge: «Mi fa saltare dalla sedia chi va a mangiare in ristoranti esclusivi di luoghi ancor più esclusivi e poi pubblica lo scontrino sui social». Ed è proprio questo il punto.
Prima di indignarsi servono quattro risposte
Prima di trasformare uno scontrino in un caso nazionale bisognerebbe porsi alcune domande molto




