
di Gianni Favero
Maria Elena Valcher, docente di automatica del Bo: «La loro avventura è nata nelle aule di Ingegneria a Padova. Mi hanno consultata anche per chiedermi nominativi da assumere»
È definita come la prima compagnia informatica italiana nativa digitale a debuttare tra i titoli tecnologici statunitensi. Per entrare due giorni fa al Nasdaq ha raccolto in Ipo 1,68 miliardi di dollari e, al momento del collocamento, ha toccato una valutazione di 1,84 miliardi. La sigla per gli investitori è Bsp, il nome per esteso è Bending Spoons, sede a Milano ma con tre fondatori, tra cui l’amministratore delegato, il veronese Luca Ferrari, laureati in ingegneria a Padova. In cosa consista il business della società non è così semplice da spiegare. Nata come una delle molte realtà sorte e scomparse negli ultimi 20 anni nella creazione di app, andata una volta a gambe all’aria per il lancio di un prodotto non troppo fortunato (Evertale, comparso negli store intorno al 2010), Bending Spoons ha nel tempo progressivamente cambiato i suoi obiettivi. Per dirla in sintesi, è andata a cercare imprese con buone idee ma senza i mezzi e le competenze per crescere, le ha comprate e rimesse




