
Il 16 di questo mese entra in vigore l’obbligo di assicurare i monopattini, dopo quello del targhino dello scorso maggio. E questa è una buona notizia. Quella cattiva è che una legge non basta a impedire gli incidenti, perché le auto, le moto o i monopattini saremo sempre noi a guidarli.
Eppure la tentazione è la stessa: aspettare che a tenerci al sicuro sia qualcun altro o qualcos’altro: una norma, un divieto, un controllo, un’infrastruttura o una tecnologia. Con il rischio che un’aspettativa legittima si trasformi in delega della nostra sicurezza.
E allora, da questa brutta storia, come automobilista mi porto a casa un proposito semplice che condivido su questa pagina. Non quello di avere riflessi migliori, ma quello di averne bisogno il meno possibile.
Perché il riflesso che siamo soliti ringraziare più o meno spesso per uno scampato pericolo non è un merito: è l’ultima linea di difesa, quella che scatta quando qualcosa, da qualche parte, è già andato storto.
Prima del riflesso, infatti, viene la nostra attenzione, che mai come oggi è costantemente minata da uno schermo o una notifica di troppo, qualunque sia il mezzo che guidiamo.
Ricordarcelo è il modo migliore per proteggerci su strada, anche




