
di Stefano Montefiori
Ma il premier ripete: «Non è stato un attentato»
DAL NOSTRO INVIATO
MONTECARLO – «Se conosco il signor Ermolaev, quello con la Bentley color vinaccia? Forse, l’ho incontrato di sicuro, ma tutti qui hanno la Bentley», dice ridendo il voiturier del Casino di Montecarlo, del quale l’oligarca dal passaporto cipriota è un habitué. E in effetti, davanti al casino e al Café de Paris, la Bentley dà l’impressione di essere il mezzo di locomozione di base a Montecarlo, la Panda del Principato, accanto a più estrose Lamborghini e Ferrari cabrio. Auto targate Dubai, Italia, Belgio, Francia, ma anche tante Russia e Ucraina, in una apparente riconciliazione nel lusso e nell’ottimizzazione fiscale. I miliardari ucraini che si sono rifugiati qui, gli almeno 80 oligarchi del «Battaglione Monaco», come lo ha chiamato con sarcasmo il quotidiano Ukrainska Pravda , non sono certo l’avanguardia del patriottismo anti-Putin: anzi, come nel caso di Ermolaev in Crimea, hanno preferito continuare a fare affari con i russi e venire a svernare in Costa Azzurra, piuttosto che andare al fronte.
«Prima o poi doveva succedere», dice il signor Victor, seduto al porticciolo vicino alla stazione. Settantenne monegasco da tre generazioni, dice



