ALLEANZA CONTROCORRENTE
Agli inizi degli anni ‘80, l’Alfa Romeo si trovava in una posizione finanziaria complessa e aveva l’assoluta necessità di presidiare il segmento C inferiore con un modello che potesse prima affiancare e poi sostituire l’ormai anziana Alfasud. Sviluppare un’auto completamente nuova da zero avrebbe richiesto investimenti e tempi che le casse statali dell’allora gestione IRI non potevano permettersi.
La soluzione venne individuata in una storica e discussa joint venture siglata nell’ottobre del 1980 con i giapponesi della Nissan. Nacque così la sigla A.R.N.A., acronimo di Alfa Romeo Nissan Automobili, un progetto che prevedeva la costruzione di un nuovo stabilimento a Pratola Serra per l’assemblaggio finale della vettura.
FORMULA INVERTITA
L’idea industriale di base sembrava sensata: sfruttare le scocche fornite da un colosso industriale come la Nissan e infarcirle con la sopraffina ingegneria motoristica italiana. Il pubblico e i puristi del marchio si si sarebbero però aspettati il contrario, ovvero un’automobile con le linee passionali e sinuose tipiche del design italiano, abbinata alla proverbiale affidabilità elettrica e costruttiva delle catene di montaggio giapponesi. Nel concreto fu l’esatto opposto.
Quando l’Arna venne finalmente presentata al Salone di Francoforte nel 1983, l’accoglienza fu gelida. Gli appassionati rimasero sconcertati da una linea




