
di Valerio Cappelli
L’attore neozelandese premiato al Festival di Taormina sarà sugli schermi col thriller «La vendetta perfetta». Ripercorre la sua carriera e cita Ultimo: «Ero un bambino che contava le stelle»
TAORMINA «Allora, signori, al mio segnale scatenate l’inferno». Ed è venuto giù non un inferno, ma un uragano di applausi al festival, riascoltando una delle frasi che fanno la storia del cinema. Ora, a 62 anni, Russell Crowe altro che Il Gladiatore.
«All’improvviso mi sento un vecchio», dice in La vendetta perfetta (dal 26 agosto nelle sale per Minerva). Fisicamente, è un’altra persona. Imbolsito (ma non al suo massimo), complicato, piacione da morire, sfoggia il codino, gli occhi azzurri venati da una patina di follia. E si offre con una bonomia inattesa, reduce dalla sua movida tra balli e canti in Calabria.
A Taormina, così piena di spifferi e orecchie affatto omertose, ci spostiamo a parlare in un luogo a lui familiare, il ristorante «La Botte» che è il quartier generale «ufficioso» del festival, qui si sono «confessati» Woody Allen e Tarantino, Franco Battiato e Lucio Dalla, Bertolucci e Zeffirelli.
Crowe trascrive sul tovagliolo, in italiano, il discorso che ha tenuto in serata




