di Giuliana Ferraino
Calo del 12,1% colpita l’eurozona. L’effetto dei movimenti di brevetti e licenze. E della pillola anti obesità. Il Prodotto nazionale lordo sale però dell’1,5% e la domanda interna dello 0,6%
L’obesità non è mai stata così importante per le statistiche economiche europee. Il crollo del 12,1% del Pil irlandese nel primo trimestre del 2026, rispetto ai 3 mesi precedenti — meno 16,8% su base annua — che ha trascinato verso il basso la crescita dell’eurozona, affonda infatti le sue radici nel boom mondiale dei farmaci contro il sovrappeso e nelle strategie delle multinazionali che li producono.
A prima vista il dato sembra allarmante. In tre mesi l’economia irlandese ha registrato una delle contrazioni più brusche mai osservate in un Paese avanzato al di fuori di crisi finanziarie o shock eccezionali. E il suo peso statistico è stato sufficiente a cambiare la lettura dell’intera area euro, trasformando una crescita modesta in un segno meno (-0,2%). Eppure l’Irlanda non è sprofondata in recessione.
Per capire cosa è successo bisogna tornare al 2025, quando la «tigre celtica» era diventata uno dei principali beneficiari della corsa globale ai farmaci anti-obesità. Le esportazioni farmaceutiche hanno raggiunto livelli




