Home / Spettacoli / Max Pezzali: «Io, da sfigatello a popstar. Con Debora Pelamatti ho capito l’essenza dell’amore. Nessun rancore con Cecchetto, ma le storie finiscono»

Max Pezzali: «Io, da sfigatello a popstar. Con Debora Pelamatti ho capito l’essenza dell’amore. Nessun rancore con Cecchetto, ma le storie finiscono»

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di Aldo Cazzullo e Andrea Laffranchi

Il cantante: «La ragazza di “Sei un mito”? Fu mia per una sola sera»

Max Pezzali, perché si è definito «un ragazzo inadeguato»?
«Il successo, anche mostruoso, non potrà mai cambiare quella sensazione di inadeguatezza, il sentirsi sempre un po’ fuori, quello che non va bene. Da ragazzino ero il classico nerd: occhiali da miope tipo fondi di bottiglia, in disparte alle feste, incapace di stabilire contatti. Ero appassionato di modellismo militare, studiavo i colori esatti delle livree… cose che non piacciono alle coetanee e alle persone di successo della tua classe. Questo mi ha dato la possibilità di capire gli altri inadeguati».

Sfigato.
«Sfigatello».

Poi…
«Quando al liceo ho messo le lenti a contatto non mi sono più sentito trasparente. Le ragazze si accorgevano di me anche se non ero un adone. Però il patrimonio genetico da inadeguato l’ho portato sempre con me. E nel mio lavoro non aiuta. In quei dieci minuti che vanno dal momento in cui hai la consapevolezza che dovrai salire sul palco a quando ci salirai fisicamente mi passa per la testa di tutto: critico le mie scelte, scatta la sindrome dell’impostore…come quando trovi un posto

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