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Metallica, show per 48mila a Bologna all’insegna della solidità (con omaggio a Ken Shiro)

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di Matteo Cruccu, inviato a Bologna

La band americana ritorna dopo due anni allo stadio Dall’Ara tra grandi classici e bizzarri rimandi ai nostri cartoon.

Nessun atmosfera da tregenda, come il memorabile concerto sotto la pioggia all’Ippodromo milanese di qualche anno fa. Ma neanche affaticamenti assortiti come in qualche altra circostanza italica. La parola giusta per definire l’ennesima venuta dei Metallica nel nostro Paese, allo Stadio Dall’Ara di Bologna, è sicurezza o per meglio dire solidità.  

Già, i quattro Horsemen, approdati oltre la sessantina, reduci dal bagno di folla record di Berlino, quasi 95mila persone (qui siamo comunque in 48mila), propongono oramai un canovaccio che non mostra tremori o incertezze di sorta. In particolare James Hetfield, dimenticati i vizi ma anche le fragilità di altre stagioni, ha condotto fermamente le danze, nelle due ore emiliane, senza prendersi mai nemmeno una pausa per rifiatare.  

Preceduti dalla intro di fabbrica (gli Acdc di «It’s a long way to the top…» e il nostro Morricone), la band ha esordito con la doppietta delle origini, quando erano brutti, sporchi e cattivi ( «Creeping Death»  e «For Whom the Bell Tolls»). Il loro pubblico, tutto attorno alla cinquantina, li segue fedele,

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