di Cecilia Mussi
«I giovani sono iperconnessi ma cercano relazioni sempre più autentiche»: Paolo Lorenzoni, vicepresidente Emea Marketing di Tinder, racconta la nuova sfida dell’app di dating
«Fai swipe sulla destra» (trascina il dito sullo schermo, in italiano) è una frase ormai entrata nel vocabolario di intere generazioni. Non solo i giovanissimi della Gen Z, ma anche dei Millennial ormai più vicini ai 40 anni che ai 30. Stiamo parlando dell’alfabeto di Tinder, l’app di dating più famosa e scaricata al mondo, con oltre 600 milioni di download in quasi 15 anni di storia. Il suo arrivo è stato una rivoluzione, il periodo del Covid ne ha decretato il boom e oggi «ha ancora un ruolo fondamentale per le relazioni. E ne sentiamo ogni giorno la responsabilità», spiega Paolo Lorenzoni, vice presidente Emea Marketing dell’azienda e uno degli speaker di Tech.Emotion, il summit internazionale organizzato a Milano da Emotion Network e Corriere della Sera.
È in Tinder dal 2024: un bilancio di questi due anni?
«Sono stati pieni di novità perché questo ruolo prima non esisteva. Se da una parte ho dovuto creare tutto da zero, ammetto che la forza di un’azienda come Tinder ha fatto il




