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Dove gli antibiotici non arrivano, c’è la CRISPR

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Le forbici molecolari CRISPR sono state per la prima volta utilizzate nel trattamento di una grave e diffusa infezione invasiva da Escherichia coli non risolvibile con antibiotici: l’infezione da STEC (Escherichia coli produttore di tossina Shiga), una delle più diffuse malattie di origine alimentare. La tecnica CRISPR è stata sfruttata per sviluppare una sostanza antimicrobica di precisione capace di disattivare le tossine rilasciate dall’E. coli, un compito che non riesce agli antibiotici tradizionali.

Per colpire solamente i batteri nocivi, la “forbice” basata sulla CRISPR – la Cas12, un enzima capace di tagliare i filamenti di DNA del batterio – è stata inserita all’interno di un guscio (capside) derivato da un batteriofago, un virus che prende naturalmente di mira i batteri. La terapia ha impedito il rilascio di tossine e alleviato i sintomi in topi e conigli. I risultati sono stati pubblicati su Science Translational Medicine.

Che cos’è l’infezione presa di mira dalla CRISPR

Lo studio riguarda un’infezione refrattaria agli antibiotici – per una volta non a causa del fenomeno, sempre più diffuso, dell’antibiotico-resistenza, ma perché gli antibiotici, usati contro la STEC, possono fare più male che bene.

La maggior parte dei batteri E. coli vive normalmente

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