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Tutto ma non il pareggio: la strategia di Meloni (nel Palazzo e nel Paese)

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di Francesco Verderami

Riforma o alle Politiche una campagna anti larghe intese

Nella battaglia politica contro il partito del pareggio, Giorgia Meloni si è mossa nel Palazzo con la riforma della legge elettorale. Non bastasse, si muoverebbe nel Paese al momento delle urne.

Decisa a difendere il bipolarismo dalla «palude» dei governi di larghe intese, la premier spinge per cambiare il sistema di voto, siccome l’attuale Rosatellum non garantirebbe una maggioranza certa dopo le elezioni. Già un anno fa lo spiegò a Elly Schlein, confidando in una sponda. Ma i colloqui non produssero risultati, per quanto la leader del Pd fosse consapevole che quella di Meloni è anche la sua partita.

Se i democratici hanno scelto di salire sulle barricate è solo per motivi tattici. Sono convinti infatti di poterci lucrare politicamente: perché tutti (tranne Matteo Renzi) tifano per l’approvazione della riforma, ma tutti (compreso Renzi) tenteranno di approfittarne per accusare Meloni di voler «cambiare le regole con un colpo di mano alla vigilia della partita». Per quanto sia noto che le leggi elettorali vengono sempre modificate a fine legislatura.

Di qui la scelta della presidente del Consiglio, che punta al voto finale della riforma

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