
di Thomas Bendinelli
L’azienda punta su modelli standardizzati, produzione continua e assistenza lungo tutto il ciclo di vita dell’impianto. Il fondatore Valerio Zanaglio: «Un impianto fermo per mancanza di un ricambio non standard costa più di qualsiasi premium tecnologico»
Il riciclo dei metalli è diventato uno degli snodi strategici della manifattura europea. Il mercato globale delle macchine per la triturazione industriale vale oggi circa 11 miliardi di dollari e cresce a un ritmo vicino al 4,5% annuo, spinto dalle normative sull’economia circolare, dalla domanda di alluminio per batterie e auto elettriche e dalla necessità delle acciaierie di ridurre costi energetici ed emissioni.
In questo scenario si inserisce Zato, azienda bresciana che da oltre 25 anni progetta e produce impianti per il riciclo di metalli ferrosi e non ferrosi. La società realizza trituratori industriali e linee di separazione completamente “Made in Italy”: progettazione, assemblaggio e collaudi vengono svolti nella sede di Brescia, con produzioni disponibili in tempi rapidi e ricambi sempre reperibili. La sfida del settore non è più soltanto trattare il rottame, ma ottenere materiali sempre più puri e uniformi, decisivi per la qualità finale dell’acciaio.
In un comparto dove molti grandi player puntano sulla




