
di Davide Frattini
Trump: con la firma di Teheran, altri Paesi negli Accordi di Abramo. Libano, i raid di Israele
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
GERUSALEMME – La «guerra della tregua». Così la chiamano con rassegnazione gli israeliani al nord, quelli che son rimasti, sottoposti agli attacchi costanti dei paramilitari di Hezbollah. Vale per i libanesi nel sud del Paese, quelli che son rimasti: l’aviazione di Tsahal bombarda a ritmo incessante. Vale per i palestinesi a Gaza, che devono rimanere: nelle ultime 24 ore l’esercito ha ucciso cinque persone, compresa una bambina di sei anni, i morti totali dell’offensiva ordinata dopo i massacri del 7 ottobre nel sud di Israele hanno superato i 72 mila.
L’unico cessate il fuoco che riesce a mantenere l’attenzione ondivaga di Donald Trump è quello con l’Iran, anche perché in gran parte dipende dalle sue decisioni dirette. Il presidente americano ha ammesso di non avere fretta — «voglio un accordo grandioso, altrimenti niente» — e con il tempo che si concede allarga l’orizzonte diplomatico rischiando di perdere di vista i dettagli essenziali per raggiungere un patto con il regime islamico. Via Truth — il social media di sua proprietà che usa come un megafono globale




