
Il weekend televisivo si è trasformato in uno specchio generazionale della musica italiana
Un venerdì d’autore e un sabato di grande festa popolare: il weekend televisivo si è trasformato in uno specchio generazionale della musica italiana, dividendo la platea tra l’intimità autoriale di Fiorella Mannoia su Rai 1 (una replica del concerto tenuto a Caracalla) e l’energia nostalgica dei Pooh su Canale 5: «Il concerto per i 60 anni dei Pooh – La nostra storia in Arena».
Ma qualcosa dev’essere andato storto nel grande disegno della memoria e dell’identità nazionalpopolare. Il pubblico ideale di Fiorella Mannoia non è certo quello che vorrebbe questa Rai governata dalla destra. Mannoia viene percepita come artista «impegnata», interprete di testi introspettivi, attenta ai temi sociali e a una comunicazione che parla a un pubblico progressista, quello che in sociologia spicciola viene chiamato «ceto medio riflessivo». È un’immagine costruita sia dal repertorio sia dal modo in cui i media la collocano culturalmente.
Il sabato di Canale 5 ha risposto con le luci e il rito collettivo dell’Arena di Verona, feudo storico del ministro Gianmarco Mazzi. I Pooh avevano annunciato il ritiro ma sarà per un’altra volta. Sul palco dell’anfiteatro veronese Roby Facchinetti, Dodi Battaglia, Red




