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Festival di Cannes, il giudizio del Mereghetti: «Vergognoso ignorare Bardem, verdetti strampalati»

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di Paolo Mereghetti

Un buona edizione di Cannes rovinata dagli strampalati verdetti della giuria

Una buona edizione del Festival di Cannes si è conclusa premiando dei buoni film ma con motivazioni in parte molto discutibili. Ha cominciato il regista francese Emmanuel Marre che dopo aver ricevuto il premio per la sceneggiatura si è affrettato a dire che ogni giorno, prima delle riprese, diceva ai suoi attori «oggi non seguiamo la sceneggiatura». 

E in effetti Notre Salut ha convinto molto più per la messa in scena e la recitazione, specie quella del suo protagonista Swann Arnaud. 

Poi ha proseguito Pawel Pawlikowski poco a suo agio a dividere il premio per la regia di Fatherland con i due spagnoli Javier Calvo e Javier Ambrossi per La bola negra (oltre al fatto che hanno dovuto dividersi una sola Palma tra tutti e tre). 

In effetti non mi ricordo una premiazione dove su sette riconoscimenti, tre sono stati attribuiti ex aequo: oltre alla regia anche agli attori di Coward Emmanuel Macchia e Valentin Campagne, che francamente impallidivano se confrontati con le prove di Arnaud (in Notre Salut) e soprattutto di Javier Bardem nel vergognosamente dimenticato El ser querido di

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