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Rivoluzione per hotel e ristoranti: la nuova legge cambia regole e futuro dell’Horeca

Nel film The Last Prosecco – distribuito in Italia come “Finché c’è prosecco c’è speranza” – il vignaiolo Desiderio Ancillotto pronuncia una frase che oggi suona quasi come un manifesto per il comparto della ristorazione italiana: «Non facciamo i furbi con la nostra terra, chiedendo più di quello che può darci: meglio meno, ma meglio». In quella storia ambientata tra i filari del Veneto si consuma il conflitto tra industrializzazione del gusto e tutela dell’identità territoriale. Una contrapposizione che oggi esce dal cinema e diventa materia economica, strategica e normativa con l’entrata in vigore della Legge 21 aprile 2026, n. 75, destinata a ridisegnare profondamente il rapporto tra autenticità, tracciabilità e mercato agroalimentare. Dal 29 maggio cambia infatti il paradigma dei controlli e della tutela del “made in Italy agroalimentare”. Ma per il mondo Horeca – ristoranti, hotel, wine bar, catering e ospitalità – la riforma non deve essere letta soltanto come un irrigidimento sanzionatorio. Al contrario, rappresenta probabilmente la più importante occasione degli ultimi anni per distinguersi attraverso qualità, reputazione e trasparenza.

Dal “fare i furbi” alla cultura della prova

Per anni una parte del mercato ha giocato sull’ambiguità:

richiami territoriali evocativi; ingredienti “simil italiani”; prodotti di imitazione;

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