Cosa ci dice la scienza del clima
L’aumento antropogenico dell’effetto serra si traduce infatti in «pericoli naturali« per le popolazioni umane, ma la dimensione naturale finisce qui: il resto è dato dal «grado di esposizione» a quel pericolo di ciascuna popolazione e dalla sua «vulnerabilità», cioè il grado di fragilità con cui affronta quel pericolo. Lo o evento natstessurale può colpire una regione ben attrezzata e fare pochi danni, o diventare devastante in un paese povero e malmesso. Chi è più fragile oggi nel mondo non può stipulare alcuna assicurazione contro i fenomeni atmosferici (i cui costi stanno lievitando, come previsto), vive in abitazioni di fortuna senza isolamento termico, non ha piani di informazione e prevenzione, non ha infrastrutture, non ha assistenza sociale né un servizio sanitario pubblico funzionante. Inoltre, i gruppi più vulnerabili, anche nei paesi ricchi, sono le persone anziane, i bambini, i malati di patologie pregresse, chi soffre di isolamento sociale, chi lavora a lungo all’aperto. Le ondate di calore colpiscono nel mondo molto di più i paesi poveri e, al loro interno, assai più le donne degli uomini.
Come sostiene l’attivista nigeriana Adenike Titilope Oladosu, citata da Otto: «Se l’Africa non è un luogo sicuro, allora neanche l’Europa lo




