
La riforma della previdenza complementare aumenta i vantaggi fiscali, introduce nuove uscite flessibili e fa scattare il silenzio-assenso per i neoassunti. Obiettivo: integrare assegni Inps sempre più leggeri
Nuovi incentivi fiscali, maggiore libertà nell’utilizzo del capitale accumulato e un meccanismo di adesione automatica per i neoassunti. Così nel 2026 vengono rafforzati (dalla Legge di Bilancio) i fondi pensione. Obiettivo? Da una parte la necessità di rafforzare il cosiddetto “secondo pilastro” previdenziale alleggerendo la pressione sul sistema pubblico gestito dall’Inps. Dall’altro dare ai cittadini, soprattutto quelli giovani, la possibilità di costruire una pensione integrativa in grado di compensare assegni futuri sempre più bassi. La previdenza complementare nasce proprio con l’obiettivo di colmare il divario tra ultimo stipendio e pensione pubblica Inps. Per questo le novità del 2026 puntano proprio a rendere più accessibili e convenienti fiscalmente i fondi pensione.
Fondi pensione 2026: aumenta la deducibilità dei contributi
La prima novità riguarda il vantaggio fiscale per chi versa in un fondo pensione. Dal 2026 il tetto massimo deducibile sale, infatti, da 5.164,57 euro a 5.300 euro all’anno. In concreto chi ha una forma di previdenza complementare potrà sottrarre dal proprio reddito imponibile una quota maggiore dei contributi versati, pagando così meno




