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Vicinanza: «Nel Pd c’è una lotta furiosa, noi sindaci siamo merce di scambio. Ruotolo? Cultura del sospetto»

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di Marco Demarco

Il primo cittadino di Castellammare: «Nulla da nascondere, non lascio»

«Siamo stati abbandonati da un Pd insensato e opportunista».

Noi chi?
«Io e il sindaco di Torre Annunziata: utili per vincere le elezioni, scomodi per governare le città».

Sei irritato?
«Sono serenissimo, traggo conclusioni».

Luigi Vicinanza è un vecchio amico. Siamo stati giornalisti dell’Unita a Napoli e Roma ai tempi di Maurizio Valenzi e di Enrico Berlinguer, per questo lo intervisto dandogli del tu. Ora è sindaco di Castellammare da meno di due anni. Ed è al centro di un caso politico che sta mettendo a dura prova il Pd, il campo largo e l’idea stessa di una alleanza tra partiti e forze civiche. Il primo a metterlo all’indice è stato Sandro Ruotolo, il più movimentista dei dirigenti nazionali del Pd, ma a sollecitarne le dimissioni ha provveduto il segretario regionale, Piero De Luca, il più istituzionalista tra le nuove leve.

Il cerchio si è chiuso e voi sindaci “civici” siete stati spinti fuori. Perché?
«Perché nel Pd è in atto una furibonda lotta tra capicorrente. Va avanti a colpi di concessioni e bilanciamenti, io do una cosa a te nel tuo collegio e tu

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