
di Martina Zambon
La maggioranza in Veneto è divisa: fra i banchi del centrodestra prevale la contrarietà alla legge, restano favorevoli gli zaiani
In punta di diritto, certo, ma il dibattito sul fine vita, «atto secondo», in Veneto si gioca ormai soprattutto sul posizionamento ideologico. Le parole del presidente della Regione Alberto Stefani al Corriere del Veneto non sono passate inosservate. L’opposizione, con Elena Ostanel, Avs, lo accusa di «mentire» quando dice che una legge regionale verrebbe bocciata dalla Corte costituzionale («Non so se teme di scontentare la parte più conservatrice del suo elettorato o se vuole arginare il protagonismo di Luca Zaia, ma da giurista lo invito a venire in consiglio a lavorare agli emendamenti») mentre la maggioranza è allineata sul governatore: se una legge va discussa sia una proposta di legge nazionale di iniziativa regionale. Non la versione aggiornata della pdl di Liberi Subito su cui l’opposizione sta lavorando.
La sentenza della Consulta
Due interpretazioni profondamente diverse. Marco Cappato, dell’associazione Luca Coscioni, spiega: «Non sono interessato ad alcuna polemica con Stefani ma se si legge la sentenza della Consulta sulla legge toscana, vi si trova la conferma della piena competenza delle Regioni a regolare le modalità




