“Arriva un momento in cui ti guardi allo specchio e dici: ‘Vuoi continuare a essere un ragazzino, oppure dimostrare che hai anche una testa pensante?’. Il calcio mi dava angoscia, a Udine ho ritrovato il sorriso”
Giornalista
16 maggio – 00:39 – MILANO
Mai fidarsi del sentito dire. Delle voci che si rincorrono fino a diventare un sussurro malevolo che si trasforma in aperto atto d’accusa. Un indice puntato contro. A forza di eccellenti prestazioni in campo e comportamenti fuori che qui definiscono esemplari, il Nicolò Zaniolo di Udine sta allontanando da sé quell’indice collettivo che da sempre gli preme sul petto. Ventisei anni, due figli, il trequartista-seconda punta si sta tirando fuori dalle secche degli ultimi tre anni, durante i quali il suo calcio frizzante e leggero, tutto scosse, strappi e intuizioni, si era intristito sotto una cappa di negatività fatta di polemiche e infortuni. I due più gravi – due crociati saltati in un anno, il 2020 – avevano tolto forza al suo gioco. Il resto, brutto, era venuto quasi di conseguenza. Oggi, invece, Zaniolo parla di sé con la tranquilla consapevolezza




