
di Francesco Crippa
Le opposizioni ridimensionano: «Nessuna svolta epocale, rimaniamo coi piedi per terra». Plauso dei commercianti per le nuove competenze in materia
Altro che festa, qui c’è poco da esultare. È la linea delle opposizioni all’indomani dell’approvazione della riforma dello Statuto di autonomia, varata dal Senato mercoledì. Il punto di vista comune è che, a conti fatti, si tratti più che altro di un intervento simbolico e non di un punto di svolta per il Trentino e l’Alto Adige. «Di certo, si tratta di un passaggio importante e positivo — concede dal Partito democratico Andrea de Bertolini, capogruppo in consiglio regionale —. Nel dialogo con Roma, ogni fase che attesti elementi di novità rispetto al perimetro dell’autonomia, intesa come validazione del principio di autogoverno, è assolutamente rilevante per entrambe le componenti bi-provinciali». Al di là della formalità, però, ci sono le critiche. Per il dem, la vicenda è segnata da un errore di metodo: «È vero che il lavoro dei due presidenti ha avuto un punto di caduta concreto, ma avrebbero dovuto coinvolgere i rispettivi consigli provinciali». A questo, de Bertolini aggiunge anche un rilievo sul contenuto: «Si è presentata come svolta epocale l’introduzione nel testo




