
di Giuseppe Guastella
Il vicepresidente del Csm: «Ora uno spirito condiviso. Garlasco? Serve un esame di coscienza»
Avvocato Fabio Pinelli, dopo il referendum che ha bocciato la riforma del centrodestra — che avrebbe decretato la fine del Csm, di cui lei è vicepresidente, come disegnato dalla Costituzione— si sente un sopravvissuto?
«(Sorride) No. Il Consiglio superiore, sotto la guida saggia del presidente della Repubblica, anche durante la campagna referendaria ha mantenuto un profilo altamente istituzionale e ha proseguito, nel solco di una rinnovata efficienza, nell’adempimento dei propri compiti in modo proficuo e virtuoso. In ogni caso, il referendum ha mostrato come il Paese possa confrontarsi su temi di grande importanza e delicatezza in modo franco, aperto, addirittura aspro, come è fisiologico nelle democrazie liberali. L’importante è che il confronto avvenga sempre nel rispetto delle istituzioni».
Come ha reagito alla vittoria del No lei che è stato indicato dal centrodestra?
«Le istituzioni sono impersonali e gli uomini al loro servizio, transitori. I cittadini che hanno democraticamente espresso il loro Sì alla riforma devono essere rassicurati sul fatto che il Consiglio superiore, nell’immutato assetto, può funzionare e svolgere adeguatamente il proprio ruolo costituzionale. La fiducia è un pilastro delle istituzioni».




