Il saggio di Umberto Mancini, presentato alla Camera, analizza i pericoli dell’IA nella comunicazione economica. Tra efficienza e rischio di atrofia mentale.
«Timeo Danaos et dona ferentes», così scrisse Virgilio nell’Eneide. Temo i Greci anche quando portano doni. Questa frase è quanto mai attuale nel dibattito sull’Intelligenza Artificiale. Entusiasmo, clamore, grandi aspettative e altrettanto grande disinformazione. A orientarci in un mondo dietro cui si nasconde un labirinto, dove è facile smarrirsi (o forse ci siamo già smarriti), ci prova il saggio di Umberto Mancini: La comunicazione economica-finanziaria nell’era dell’Intelligenza Artificiale (oVer edizioni), presentato a Roma ieri alla Camera dei Deputati.

Nella strabiliante sala del Refettorio a Palazzo San Macuto, il giornalista economico, che ha guidato il servizio economico prima a Il Tempo e poi a Il Messaggero, si è confrontato il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’informazione e all’editoria, Alberto Barachini, il Presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, Guido D’Ubaldo, Laura Aria, commissario AGCOM. Il dibattito, moderato da Cristina Paolini, responsabile relazioni esterne Mundys, seguito da una sala gremita di giovani, si è focalizzato su quanto la comunicazione dei media possa venire stravolta, piegata, piallata dall’Intelligenza Artificiale.
Umberto Mancini autore di: «La comunicazione economica-finanziaria nell’era dell’Intelligenza



