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Aerei a terra, voli cancellati e stop alle assunzioni: con la guerra in Medio Oriente l’aviazione entra in modalità «sopravvivenza»

di Leonard Berberi

In aprile oltre 52mila voli soppressi, il 50% in più rispetto al 2025. Le compagnie congelano le assunzioni e chiedono a piloti e assistenti di volo di prendersi periodi di riposo (non retribuito)

Aprile e maggio sono due mesi che fanno sorridere le compagnie aeree. Le persone viaggiano sempre di più, dopo il lungo letargo invernale, i voli aumentano, le tariffe medie si alzano, i ricavi pure e iniziano a vedersi gli utili. Un assaggio di quello che, di solito, avviene tra luglio e agosto, quando decine di milioni di persone si spostano in massa verso le località di vacanza, portando nelle casse dei vettori la liquidità che poi aiuta ad affrontare le perdite — anche significative — di novembre o di gennaio e febbraio.

Le conseguenze del conflitto

Ma la guerra in Medio Oriente (scoppiata a fine febbraio), il blocco dello Stretto di Hormuz che dura da due mesi e mezzo, il prezzo del carburante per gli aerei raddoppiato rispetto a poche settimane prima, la fiammata delle tariffe dei voli e l’esitazione delle persone a organizzare le proprie vacanze estive (anche per il caro biglietti) hanno congelato un settore che avrebbe dovuto portarsi

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