Se chiedeste a un millennial o a un membro della Gen Z se sogna a colori, vi guarderebbe con perplessità. Eppure, fino agli anni ’50, la stragrande maggioranza delle persone intervistate sosteneva che il proprio mondo onirico fosse privo di colori. Cosa è cambiato? Nulla nel nostro cervello, ma tutto nel nostro input visivo.
Le moderne review scientifiche confermano che l’esposizione ai media prima di dormire è una variabile chiave che influenza il contenuto dei sogni. Una ricerca condotta anni fa da Eva Murzyn fa dell’Università di Dundee, ha rivelato che la transizione tra sogni in bianco e nero e sogni a colori ricalca quasi perfettamente l’avvento della televisione monocromatica.
I numeri del cambiamento: l’impatto dell’età
La ricerca di Murzyn ha evidenziato come l’esposizione ai media durante l’infanzia lasci un’impronta indelebile. I dati per fasce d’età mostrano differenze impressionanti:
Gli Over 55: chi è cresciuto con la TV monocromatica (bianco e nero!) riferiva di sognare a colori solo nel 20% dei casi. Circa un quarto di questa popolazione continuava a sognare regolarmente in scala di grigi.
I giovani




