
Il blocco dello Stretto di Hormuz ha interrotto bruscamente circa un quinto del commercio mondiale di petrolio e gas. L’effetto sui prezzi dell’energia è quello più diretto e visibile, ma la crisi nel Golfo Persico sta producendo conseguenze in ambiti apparentemente molto lontani dall’energia.
I fili invisibili che avvolgono il pianeta ora vengono alla luce e si scoprono connessioni tutt’altro che intuitive. Tutti hanno nell’armadio un costume da bagno o una maglia di pile. Ebbene, questi indumenti, prodotti spesso in Asia, sono fatti di poliestere, un derivato del petrolio. Insieme ad altre fibre sintetiche come nylon e acrilico, il poliestere è alla base di quasi due terzi della produzione mondiale di vestiti.
L’effetto domino sui costi del tessile e del cotone
Capita però che gli impianti petrolchimici del Golfo Persico siano la principale fonte di materie prime per le fabbriche tessili del subcontinente indiano e del Bangladesh. Con le forniture interrotte, ora il costo delle fibre sintetiche è aumento di molto e dunque i produttori tessili asiatici si stanno orientando verso fibre naturali, cotone in testa. Così, il blocco dello Stretto di Hormuz ha causato indirettamente un aumento dei prezzi del cotone, saliti di circa il 20% rispetto ai livelli




